Settembre, il vino nelle formelle della cattedrale di Lucca

Lun, 09/20/2021

Olio e Vino


 

Bevendo gli uomini migliorano:

fanno buoni affari, vincono le cause, son felici e sostengono gli amici.

(Aristofane 450-388 a.C.)

Lo scorrere ciclico del tempo e il suo ritrovarsi nel percorso delle stelle, nelle ritualità religiose e nel tempo degli uomini che con queste ultime ha molto in comune. Anche la cattedrale di Lucca, come altre di epoca longobarda, si pregia di questa raffigurazione dedicata al tempo. Sulla facciata anrtica, sotto l'atrio della cattedrale, tra le tante storie e personaggi, un altro atrio, in bassorilievo, ospita il racconto della vita nelle campagne. Tra un arco e l'altro i segni dello zodiaco ricordano la posizione degli astri nel cielo.

Le raffigurazioni dei mesi diferiscono talvolta per quanto riguarda alcuni mesi di “metà stagione” (quelle che non esistono più...) i mesi di passaggio, ma sono concordi e non transigono per alcuni mesi strategici dell'anno: quelli in cui si prepara il vino.

Introdotto dai dai greci e fin qui da noi dagli etruschi e mai più abbandonato. Il vino è la costante nei secoli di tutte le tavole del mediterraneo e quella lucchese non è da meno.

In lucchesia se ne è sempre prodotto molto e il vigneto e l'oliveto sono una costante del paaesaggio agricolo delle campagne e delle colline. Agli inizi non sempre di grande qualità anche se considerato comunque utile complemento di un'alimentazione sobria. I Medici però lo apprezzavano, in particolare quello della collina di Montecarlo e facevano in modo di averne sempre per le loro tavole. Negli anni '60 Il Vino DOC Colline Lucchesi è stato tra i primi a ottenere il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e negli ultimi anni non mancano premi a giovani vingaioli ed etichette di vini locali nelle più importanti manifestazioni e guide dedicate al vino.

Sulla cattedrale di Lucca, dedicata a san Martino (un caso?) sono ben tre i mesi in cui il lavoro che identifica il mese, quello caratteristico, è intorno al vino.

A fine inverno, marzo è alle prese con la potatura delle viti, che si arrampicano, come d'uso al tempo, sui tronchi degli alberi. Filari di gelsi, pioppi o altre alberature “maritate” a festoni di vite si intravedono ancora talvota nelle campagne a testimnianza di un uso agricolo molto diffuso prima dell'impianto dei filari regolari cui siamo abituati. La pota è con il pennato, come d'uso in queste zone.

Settembre finalmente, uno dei lavori dei campi più amati: la vendemmia.
Le luci che si fanno più morbide, le ombre più lunghe e i cieli che si tingono di tramonti infuocati. Le foglie che cominciano a cambiare colore e si preparano alla festa di colori dell'autunno nelle campagne.
Settembre è raffigurato come un contadino che pigia l’uva con i piedi. In alcune fattorie della lucchesia la premitura soffice, effettuata in modo delicato per evitare il passaggio di sostanze fenoliche dalla buccia alla polpa, si pratica ancora ed è garanzia di vini profumati che conservano pieni gli aromi di fine estate.

In ottobre, il nostro vignaiolo ha sulla spalla una botticella di mosto da cui esce un getto generoso che, con l'aiuto di un grosso imbuto, riempie una botte che ha le dimensioni di un'odierna barrique.

E a novembre finalmente, proprio nel giorno in cui si celebra san Martino e “ogni mosto è vino” osti e vinai potevano finalmente aprire le botti e assaggiare il vino nuovo.

Ne approfittiamo anche noi per assaggiarlo con ricette di stagione o nelle molte feste che si tengono nei paesi e nelle campagne per accompagnare caldarroste e funghi.

 

ottobre svina nelle formelle di san martino di lucca